Willow, la notte scorsa

Willow: 16 modi di dire verde

Willow: 16 modi di dire verde

ll Poliambulatorio Giardini Margherita, struttura sanitaria privata di alto livello e con una particolare attenzione al benessere psicofisico dei propri pazienti, proporrà in occasione di ArteFiera 2015, in collaborazione con Spazio San Giorgio arte contemporanea, una mostra dell’artista neo-pop Willow.

Leitmotiv di questa esposizione firmata Willow è sicuramente il verde. Un verde che accoglie, protegge e si disperde come liquido sulle tele. Un verde che invoglia, abbaglia e risuona, glorioso e ottimista. Un verde più verde del vero. Un verde jazz. Un Willow che trama colore per appunti di un viaggio nei ricordi di una natura naturans.

Come edera il suo colore cresce e nasce sugli spazi di una tela. Dapprima bianca poi vinta da queste energiche tempeste verdi.

Willow, la notte scorsa
Willow, la notte scorsa cm50x50 2014

I mondi di Willow eterei, fluttuanti, atemporali sono tutt’un caos di colore. Non hanno peso specifico, data od ora. Solo flusso e passaggio, solo ritmo, dal momento in cui ci capiti davanti.

Tra il fumetto e l’illustrazione i personaggi si disperdono in un non-sense di gettate di colore.

Gli smalti su tela sono storie che finiscono nella curva di un sorriso. Sicuramente erede di un neopop giapponese alla Takashi Murakami, le invasioni di esserini ci comunicano attraverso onomatopee da fumetto, per un fraseggio muto, che nutre di visioni e colore i suoni.

Smile, :D, dz, wuuup. Punti esclamativi. A! E!

“Verde te quiero verde”, un romanticismo nostalgico e agrodolce, frizzante alla García Lorca, tutto verte in un amabile cocktail all’à plat. Come girovaghi gitani, i “polipetti” dell’artista fluttuano in oceani di informe, nell’incertezza liquida di un sogno distratto, in assenzi assenti.

Si aggrappano alla tela per non gocciolare in una realtà troppo monotono.

Willow da botanico atelierista ci crea con le sue opere varchi – finestre, organiche, bios in punta di pennello, tutto esplode a ritmo di verde, polifonicamente.

Come suggerirebbe Baricco:

“A volte le parole non bastano. E allora servono i colori. E le forme. E le note. E le emozioni.”

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