• Expop @ Galleria 70. Parola al gallerista Bitetti

    EXPOP_cm70x50_2014

    Expop

    14 maggio – 26 luglio 2014, Milano

    N’è trascorso di tempo dalla Cacciata dall’Eden di Masaccio. In tutti questi anni l’arte ha trascritto in bella forma ogni mutamento e sbalzo di umore della nostra civiltà, di volta in volta interpretando l’illusione di perfetta armonia del Rinascimento, la luna storta della Controriforma, la perdita di centro più o meno dal ‘600 fino a quando arriva Napoleone e così via, nel contempo lasciandoci un’accurata testimonianza di quel che gli occhi delle generazioni di artisti hanno visto nelle proprie epoche e usato come rivestimento del proprio ordine costruttivo.

    SONO_qui_cm100x100_2014

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    Ogni secolo ha difatti fornito ai suoi talenti, più o meno cospicui, la materia percettiva necessaria per la composizione, e così Mondriaan ha potuto creare le sue griglie perché vissuto tra l’Otto e il Novecento, mentre fosse nato nel ‘600 avrebbe probabilmente dipinto la stradina di Vermeer; e oggi, del pari, la pittura non può essere più la stessa che nel XIX secolo, in  buona parte perché è divenuto assai difficile imbattersi in peli pubici e mucche come quelli dei quadri di Courbet, o (per fortuna) in pastorelli come quelli del Palizzi. I pastorelli, dal canto loro, da lungo tempo ormai non producono più grandi talenti del tipo di Giotto, e l’artista è ai nostri giorni per necessità un soggetto inurbato, in ragione del fatto che l’apprendimento e la pratica del suo mestiere si svolgono ora prevalentemente nelle grandi città. Da ciò discende, rispetto al passato, una totale diversità di temi e soggetti, e anche una composizione meno vicina alle strutture naturali – non più così familiari all’esperienza comune – e maggiormente ispirata all’ordine imposto dall’uomo al proprio ambiente. L’opera di Willow per esempio, che così abilmente abbiamo introdotto, si fonda su qualcosa che di fatto non esiste neanche in natura, ma che è assai familiare al nostro quotidiano vissuto, vale a dire la grafica di animazione di certe pubblicità o videogiochi da ipad, o degli emoticon, con cui bene o male ogni giorno e in circostanze differenti veniamo in contatto. Questa danza di personaggi buffi a struttura geometrica semplice è stata preparata nel tempo da molte metamorfosi, attraverso una via che rimonta a ritroso verso gli anni 80 di Haring, il pop di Lichtenstein, Calder, Miró, Kandinskij, la lampadina di Guernica e Mondriaan, e poi Matisse, Léger e Arp, il gusto per la xilografia giapponese in Van Gogh, Goya, magari i Fiamminghi e Bosch, per giungere agli angeli di Giotto e anche oltre, e si svolge con i colori e le forme del proprio tempo, che in tale maniera rappresenta.

    Una cosa sola_cm50x50_2014

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    Di sapore oltremodo fumettistico, frammentata nel ritmo e ostentatamente superficiale nei soggetti come nella stesura cromatica, la pittura di Willow ha qualcosa di jazz, però al modo in cui gli uccelli hanno qualcosa dei rettili loro antenati, e più che altro fa pensare a Piazza del Duomo di domenica, con esseri umani, bambini, piccioni, gazzelle PS e altro, ognuno rivolto a un’attività in un moto brulicante che di comune ha solo l’ordine e la cadenza determinati dalla struttura del luogo. Non sembra, ma con le sue faccine, i fumetti, i colori vivaci, quest’opera adombra lo spirito di una cultura e di un periodo e anche, per quanto inopinato possa sembrare, una puntuale concezione dell’umanità che ne è parte. Confrontando la moltitudine che la popola con quella del Quarto Stato di Pellizza da Volpedo, per esempio, improvvisamente ci accorgiamo di come in quest’ultimo non si veda affatto una folla, bensì un triplo ritratto con uno sfondo di figure umane di cui bisogna sapere che stanno scioperando, altrimenti risultano così poco caratterizzate da adempiere in fondo il medesimo ufficio dei fregi floreali che si trovano in altri dipinti dello stesso periodo. Diversamente, laddove i soli personaggi di questo quadro sono il barbuto centrale, la moglie che gli dice “caro, non ti compromettere”, e il barbuto amico del barbuto con il resto che è sfondo, a testimonianza di quanto sia ancora radicata agli inizi del ‘900 l’idea di individuo, Willow manda in scena una fitta compagine di mostriciattoli tutti egualmente protagonisti, ognuno dei quali animato da spirito fortemente volitivo e dinamico e al tempo stesso azzerato dallo spirito fortemente volitivo e dinamico dei suoi simili, in un moto continuo da bollicine di acqua frizzante che ha il potere di abrogare qualsiasi identità.

    Scegli me_ cm50x70 _ 2014

    Scegli me_ cm50x70 _ 2014

    Non assomiglia neanche al lirico serraglio di Miró la scena di Willow, e meno ancora alla magica tessitura corale di Haring, che sapeva trattare le sue figure da note musicali. Simpaticamente tragica come il piazzale di una discoteca, dove si misura la frustrazione di una massa che fa di tutto per distinguersi dalla massa, l’opera di questo pittore ha invece i suoi prodromi  in quella, bizzarro a udirsi, di Fernand Léger, forse il primo artista ad aver avuto preveggenza dell’uomo moderno occidentale, decenni prima che arrivasse.Non ho chiesto a Willow cosa pensi esattamente in merito, ma sono sicuro che egli non possa essere che onorato di interpretare il presente in modi così affini a quelli con cui il Maestro francese previde il futuro. Stessa gestione dello spazio, stesso ritmo incalzante – in Léger affidato alle campiture colorate e posto in relazione di contrappunto rispetto alla staticità delle figure; stesso ricorso ad accordi di colore puro intercalati da un bianco che non fa da sfondo ma da legante tra i diversi elementi della composizione. Uomini con baffetti e panama, o strani personaggi da cartone animato, entrambi delineano un’umanità disgiunta e priva di interazioni i cui connotati salienti sono la fissità espressiva e, come in ogni medioevo che si rispetti, la visione totalmente frontale di ciascuna figura, nonché l’assenza di una prospettiva che unifichi la scena e crei legami tra i diversi soggetti. Anche i mosaici bizantini posseggono una loro certa profondità, determinata dalle dimensioni relative dei personaggi e dalle forme dell’architettura che li comprende. Qui, invece, tutti gli elementi obbediscono in piano alle stesse regole, mutandosi infine in solitarie icone che si palesano, solo, attraverso differenti atmosfere: una solennità che viene ancora dal passato e conferisce all’opera una strana vena di malinconia, per Léger; per Willow, invece, un mondo platealmente spensierato e ottimista, pieno di energia e voglia di vivere come si dice oggi, dove ciascuno tenta di far spiccare la propria sillaba, il proprio punto esclamativo, la propria personale iniziativa su tutti gli altri.

    King for a while, cm50x50, smalto su tela, €1200

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    L’arte è un’entità strana; può servire per arredare un ambiente e renderlo gradevole, o per avvicinarsi a Dio, e anche come strumento di conoscenza del mondo e degli uomini che lo abitano. Quando si serve del suo precipuo linguaggio, che è forma e composizione, essa sa dire tanto di più di quando, fiaccata dalle tenebre del contemporaneo, si prova di veicolare concetti esprimibili a parole o, come si dice, messaggi. Anche il talento è qualcosa di strano. Come l’ailanto e la gramigna cresce in qualunque condizione, nel Rinascimento o nel tempo dei suv, e sa sempre adattarsi al nutrimento che trova quando viene al mondo, sia esso l’Umanesimo o siano gli emoticon, per dar forma, in ciò che chiamiamo bellezza, al proprio ritmo e al proprio ordine. Lo vediamo nei quadri di questo giovane artista, che con il materiale meno serio che si possa mette in scena composizione eccellente, sapienza coloristica e lavoro da vero pittore, e senza darlo a vedere racconta inoltre, dell’epoca di cui è attore, molto più di quanto abbia fatto, ad esempio, l’eterno piagnisteo sull’incomunicabilità con il quale certa arte di moda ci ha afflitto l’anima ormai da almeno cinquant’anni. Quel che manca forse alla sua opera, anzi certamente, è il sentimento del sacro. Di questo, però, Willow non porta nessuna colpa. Sempre l’arte è lo specchio imparziale dell’età in cui vive.

    Eugenio Bitetti

     

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so far.

  1. […] e si rinnova in ogni sua opera “Expop”, la mostra personale di Willow a cura di Eugenio Bitetti organizzata presso la Galleria 70 di […]

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